Attesa.
Lo scorrere dei tagli, movenze lente, respiri fondi, un
altalenarsi delle emozioni del branco.
Sguaino il katana nel silenzio della notte, tagli che sfiorano una precisione mai avuta
prima e la stuoia diventa quattro tranci
a terra, attorno al trespolo.
Pensavo di incontrare il demone dell’orgoglio con cui sto in
conflitto in questo tempo, e riflettendo era comunque lui sotto altre
sembianze. Era lui? O ero io?
Domande di poi, stupito un po’ dall’evento.
Sono io, Giovanni in costruzione che taglio il demone? O il
demone sta tagliando ora?
“questo è soggettivo”
“con le palle che hai per cercare nella tua Ombra, perché
non usarle per guardare anche la luce?”
“sono rimasto commosso nel vedere i tuoi tagli”
Condivisione col Sensei, legami scissi ripresi nel
gruppo,nuove visioni oltre i preconcetti e le parole vibrano nella mia pancia,
il mio cervello in fermento ricerca ciò che arriva dalle profondità.
Mi sentivo pervaso da una leggerezza possente, diversa dal
solito caos di emozioni come se..che io abbia abbracciato il mio Demone? Io
ero..io sono Giovanni e Demone qui
uniti in un tuttuno con KalaShi, forgiati in una mescola di energie,carne,
acciaio e sangue.
A distanza di tempo ora, quella candela rituale arancione si
è sciolta lasciando un cerchio di cera piena nel piattino. La Gru ha finalmente
abbracciato la terra, il Serpente, tra continue mute, apprende ad accettare e
utilizzare la forza di gravità, trasformando in leggerezza il peso che sia esso
di un orgoglio o di un passato così da poter camminare nel presente verso…e chi
lo sa?!sicuramente guidato dal cuore, non creando muri e cercando di aprire le
ali al mondo, aggrovigliando tra le spire. Leggerlo un libro, non fermarmi
all’apparenza che mi da la copertina.
Mi guardo attorno, respiro. La Morte sulla spalla sinistra e
demoni non più dietro ma dentro di me.

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