giovedì 9 agosto 2012

Musica maestro


Agosto, sono rimasti in una dozzina i Rom qui da noi.
Le relazioni si intrecciano e si entra sempre più a contatto, ognuno fa il suo: le ragazze che educano, insegnano un po’ di italiano e fanno disegnare i bimbi ( insieme a D. hanno costruito una casetta di cartone e poi l’hanno colorata a tempere, per i gatti ancora cuccioli che tornano da noi la sera.
Io dal mio, lavoro con D. su un po’ di psicomotricità, diciamo che per ora giochiamo,anche se fa il grande teme molto il contatto. Ha preso una brutta botta sei mesi fa al ginocchio, ora secondo me quell’osso sporgente che non gli consente di inginocchiarsi è proprio la tibia, spostatasi dalla rotula ma per ora nessuno che faccia a lui una radiografia (se non a pagamento). Non ha la tessera sanitaria, avendo vissuto in un campo sino a poco fa. Un po’ di Chi Sao,” mani appiccicose” e qualche leva giusto per giocare un po’ corpo ed emozioni.
B., gran lavoratore (eh sì un Rom che lavora tutte le mattine alle 5.00 a bergamo da Milano, sorpresi vero? Brutta malattia i luoghi comuni sugli zingari) ha festeggiato il suo compleanno, gli han fatto una festa a sorpresa e la sua compagna ha organizzato grandiosamente il tutto, comprese le fettone di ottima torta messe da parte per noi operatori.
Chiacchierando con F. in ua afoso pomeriggio, divorati ormai perennemente da fameliche zanzare tigre mi racconta qualche storia.
Sul carretto di suo padre trainato dai cavalli, la carrozza che ancora usano in Romania e parlando riscontriamo molte similitudine tra come viveva mio nonno in calabria, contadino e pastore e suo padre, nella famiglia da cui lui proviene. Dal rito dell’uccisione del maiale al peperoncino fatto in casa.
Mi narra che Salutzka, da dove viene lui è un piccolo paesino tra le campagne, a una quarantina di silometri da krajova. Quando c’era il regime di Ceausescu c’era un sacco di lavoro, ma poco era il cibo, pagavano in ticket e chi aveva i soldi non sapeva come spenderli poiché quasi tutta la produzione del Paese veniva esportata. Ride quando mi racconta le centinaia di km che si faceva per recuperare il pane a Bucarest,che da lui non c’era, e ogni panetteria non ne dava più di 10, quindi passava il giorno a girarsi le panetteria di Bucarest per portare a casa la pagnotta. Mi spiega che suo fratello fu preso un pomeriggio al cinema e arrestato, poiché chi non lavorava si faceva 6 mesi di galera. Allibisco!Minchia!!
Un omone sui 50 suonati ,di 100 e passa kili, pacato quanto un Bhudda, dal vocione profondo e squillante.
Dopo la rivoluzione l’esatto contrario, c’era cibo in quantità ma non si trovava lavoro e quel poco era davvero mal pagato.
Poi il pensiero a suo padre,solo, lo rese triste per un momento..ma subito gli venne in mente un'altra storia e scoppiò in una fragorosa risata:
“c’era un..come si chiama? Lago sì, dove i pesci venivano veniva messi e gli davano da mangiare. Bello, lì si andava a pescare e prendere il sole. Poi un giorno, si è rotto tutto a l’acqua è uscita e tutti prendevano pesci, uscivi di casa e dietro la stalla trovavi i pesci, le strada piene di pesce..ahahahahah”
Rido anche io, mi immagino la scena, la diga rotta e tutto il paese inondato prima d’acqua, e poi di pesce fresco.
Il proprietario del lago era disperato che voleva venderli . Ora quell’uomo è sindaco.

A. che trovò lavoro come badante a un anziano, ma ebbe sfortuna.
Vi era un'altra ragazza sudamericana che faceva la notte con lui, per insegnare ad A. come doveva lavorare si fece rimpiazzare per quei giorni dalla cugina,che faceva così le notti al posto suo mentre lei, spiegava ad A. come operare.
Un giorno lasciò la borsetta in bagno e chiese ad A. di andargliela a prendere. Potè così incolparla di furto e far assumere la beneamata cugina. La donna che le assunse credeva ad A. ma non fece nulla.

Si vociferano leggende sul nomadismo dei Rom, e anche io prima di conoscerli li reputavo tali ma ora, mi rendo conto che di nomade non hanno nulla ormai. Non fanno musica, non lavorano i metalli, non hanno banchetti e carrozzoni. Vogliono solo un opportunità per campare degnamente.
Mandare i figli a scuola, che in un campo non si può, essendo sempre sotto sgombero. Non si può neppure tenere un lavoro se lo si trova, perché un uomo non lascerebbe mai la sua famiglia in un campo con degli sconosciuti, nel caos e coi topi grossi come cani.
De andrè in un intervista diceva che gli darebbe il premio per la pace, io non condivido, poiché se da una parte non bisogna spergiurarli dall’altra nemmeno fare idolatri, ciò gli estremi non vanno bene. Come dire che gli italiani sono tutta brava gente o tutti mafiosi.
Ogni uomo un microcosmo o più.

Qua ora bisogna trovare soluzioni sanitarie, per il resto, sono tutti in ferie, dal comune ai servizi divario genere quindi, manteniamola fase “villeggiatura” ma non troppo.

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